Campagna Noppaw: L'Africa in cammino merita un Nobel

In occasione delle celebrazioni dell’8 marzo il Comune di Lanuvio, nella figura del Presidente del Consiglio Comunale Ilaria Signoriello, invita a sostenere la campagna per l’attribuzione del Premio Nobel per la pace alle Donne africane.
Una proposta inusuale ed ardita volta a riconoscere questo importante riconoscimento a tutte le donne africane nel loro complesso. Un nobel collettivo che vuole premiare l’umile protagonismo di milioni e milioni di donne che, giorno dopo giorno, portano sulle spalle il peso del continente, riproducendo il miracolo della vita nonostante le condizioni spesso drammatiche in cui si trovano a vivere. Ma instancabili camminatrici, non si arrendono e tessono ogni giorno trame di pace, contro l’atrocità delle guerre. “Le donne africane portano all’estrema potenza una caratteristica di tutte le donne, la resistenza e la tenacia unita ad una straordinaria forza d’animo”.
“In questa giornata dedicata alle donne invito tutti a sostenere la campagna Noppaw e a partecipare il 1° aprile alla presentazione ufficiale che faremo a Lanuvio, alla presenza del Presidente del Cipsi Guido Barbera e della vice ministra degli affari esteri Patrizia Sentinelli” presso il Salone delle Colonne.
 
L'Africa in piedi merita un Nobel - Premio Nobel per la Pace alla Donna Africana
L'Africa cammina con i piedi delle donne. Abituate da sempre a fare i conti con la quotidianità della vita e con la sfida della sopravvivenza, ogni giorno centinaia di migliaia di donne africane percorrono le strade del  continente alla ricerca di una pace durevole e di una vita dignitosa.
Gran parte di loro fanno fino a 10-20 chilometri per portare l ’acqua alla famiglia. Poi vanno, sempre a piedi, al mercato, dove, per tutta la giornata vendono quel po’ che hanno, per portare la sera a casa il necessario per nutrire i propri figli. Riproducendo così ogni giorno il miracolo della sopravvivenza. Pullulano di donne i mercati delle città africane. In un arcobaleno di colori, dove insieme con i beni di scambio, si incontra la gioia di vivere e il valore della convivialità. Spesso sulle loro spalle i figli che ancora non camminano. Oppure attorno ad esse la corsa e il rumore dei bambini, la cui cura è completamente affidata a loro. A volte, anche se non sono loro figli. Perché nell'Africa delle guerre e delle malattie, le donne sanno accogliere, nella propria famiglia, i più  piccoli rimasti orfani.
Sono in maggioranza le donne a lavorare i campi in una terra che quasi mai appartiene a loro, solo perché donne. Ad esse che controllano il 70% della produzione agricola, che producono l'80% dei beni di consumo e assicurano il 90% della loro commercializzazione, è quasi sempre impedito di possedere un pezzo di terra.
Sono decine di migliaia le piccole imprese che le donne africane hanno organizzato attraverso il microcredito, in tutti i settori dell'economia: dall'agricoltura, al commercio, alla piccola industria.
Sono migliaia, forse decine di migliaia, le organizzazioni di donne impegnate nella politica, nelle problematiche sociali, nella salute, nella costruzione della pace. E sono le donne quelle che hanno più coerenza, assicurano, nell'Africa troppo spesso segnata dal malgoverno e dalla corruzione, la speranza del cambiamento e della democrazia.
Sono le donne africane che, in condizioni quasi impossibili a causa del maschilismo, della poligamia, del disinteresse o dell'assenza degli uomini, continuano a difendere e a nutrire la vita dei loro figli, a lottare contro le mutilazioni genitali, a curare i più deboli e indifesi.
Sono le donne africane che, di fronte alle prevaricazioni del potere, sanno alzarsi in piedi per difendere i diritti calpestati.
Dentro al dramma della guerra soffrono le pene dei padri, dei fratelli, dei mariti e dei figli votati al massacro. Strappare bambine e bambini costretti a fare i soldati e ad ammazzare. Per loro poi, per i loro corpi e le loro persone, se vengono risparmiate dalla morte, spesso è pronta la peggiore delle violenze, che salva forse la vita, ma colpisce per sempre l’anima.
Le donne sono la spina dorsale che sorregge l'Africa. In tutti i settori della vita: dalla cura della casa e dell'infanzia, all'economia, alla politica, all'arte, alla cultura, all'impegno ambientale.
Per questo in Africa non è pensabile ad un futuro umano senza la loro partecipazione attiva e responsabile. Senza l’oggi delle donne non ci sarebbe nessun domani per l'Africa.
Certo è indiscutibile il progresso che le donne africane hanno compiuto nella vita politica, economica e culturale a tutti i livelli. Ma ciò non rappresenta che una goccia nell’oceano nella valorizzazione delle loro capacità e del loro impegno.
Per questo vogliamo lanciare una campagna internazionale. Perché sia formalmente e ufficialmente riconosciuto questo loro ruolo,troppo spesso dimenticato. In questo nostro mondo, segnato da una crisi che non è solo economica, ma anche umana, le donne africane, con il loro umile protagonismo, possono indicare un percorso nuovo per ricostruire su basi più giuste e più umane la convivenza. Possono divenire un investimento per il presente e il futuro non solo dell'Africa ma del mondo intero.
Sia la comunità internazionale a trovare le giuste forme, anche attraverso l'attribuzione alla Donna Africana del Premio Nobel per la pace nell'anno 2011, per far conoscere, valorizzare e proporre come esempio il suo impegno tanto importante per la crescita umana dell'Africa e del mondo.
 
La Campagna Noppaw propone l’assegnazione del Nobel per la Pace 2011 alle donne africane nel loro insieme.
Sul proprio sito presenta un dossier che, attraverso dati statistici e storie di vita, racconta il protagonismo delle donne africane in tanti ambiti della società.
La Campagna Noppaw è sostenuta dal ministero degli Affari Esteri italiano insieme a centinaia di personalità del mondo istituzionale italiano ed internazionale, della cultura, dello spettacolo e di ogni espressione della società. Nei prossimi mesi saranno promosse iniziative con le donne in varie regioni del Senegal, del Mali, del Burkina e di altri paesi africani.
Info e adesioni su www.noppaw.org
 

07/03/2011
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