Scavo in localita’ Pantanacci - programma di intervento nelle aree denominate: ex uliveto Frediani-Dionigi e Villa Sforza - Intervista alla Dr.ssa Ghini

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A seguito della grande esposizione mediatica avuta su tv nazionali, quotidiani nazionali, testate locali e online, l’Amministrazione Comunale sente il dovere di informare i cittadini dello stato delle attività di scavo recentemente effettuate presso il proprio territorio e dei loro esiti.
Nel territorio dell’antico ager Lanuvinus, in località Pantanacci (attualmente ricadente tra il Comune di Lanuvio e quello di Genzano di Roma), il Comune di Lanuvio con il suo Museo Civico (direttore Dott. Luca Attenni), il ministero per i Beni e le Attività Culturali del Lazio (funzionario Dott.ssa Giuseppina Ghini) e la I Università di Roma La Sapienza (referente scientifico Prof. Fausto Zevi) si sono occupati delle indagini archeologiche relative all’interessantissimo contesto di una inedita stipe votiva di età repubblicana.
Il sito, già noto alla comunità scientifica e agli abitanti del luogo, è stato purtroppo oggetto di depredazioni sistematiche e scavi clandestini nel corso degli ultimi anni.
Grazie all’efficiente intervento della Guardia di Finanza (sotto la direzione del Maggiore Massimo Rossi) è stato possibile cogliere in flagrante le azioni illegali in situ, recuperando abbondante materiale votivo, posto sotto sequestro.
Data la situazione di emergenza legata ai ritrovamenti, unitamente all’indubbio interesse archeologico del sito, è stata tempestivamente intrapresa sul luogo l'inizio della sesta campagna di scavo archeologico nell'area del Santuario di Giunone Sospita, sotto la direzione scientifica del Dott. Luca Attenni, del Prof. Fausto Zevi e come R.U.P. della Dott.ssa Giuseppina Ghini.
Il luogo oggetto delle indagini è relativo ad una stipe votiva legata probabilmente al culto delle acque che qui sgorgano tutt’oggi da fonti spontanee. Il sito è inserito in una cavità naturale ritoccata da interventi antropici già in età antica ed è interessato da una serie di cunicoli pertinenti alla canalizzazione delle acque.
È ipotizzabile che tale contesto sacro fosse in connessione con il vicino santuario di Giunone Sospita. Il progetto ha presentato sin da subito diverse problematiche, principalmente legate a motivi di sicurezza data la presenza e il continuo afflusso di acqua e l’instabilità statica di alcuni punti del costone roccioso.
Le metodologie di scavo si sono dunque dovute adattare al continuo evolversi del contesto archeologico unitamente alle esigenze di sicurezza. Durante lo scavo (prorogato da due a tre settimane) si è iniziato con la rimozione degli strati superficiali che limitavano anche l’ingresso all’antro.
Nonostante si trattasse di livelli intaccati dagli scavi clandestini, sono stati rinvenuti numerosissimi materiali votivi, consistenti in ceramica e modelli anatomici in terracotta. L’orizzonte cronologico è attualmente orientato prevalentemente alla media età repubblicana (IV-III secolo a.C.). Le indagini archeologiche hanno permesso il recupero dei fondamentali dati scientifici pertinenti alle deposizioni primarie dei votivi e la basilare identificazione del percorso degli scavi clandestini, distinguendo i livelli intaccati da quelli integri.
Gli approfondimenti sugli strati di deposizione sottostanti, hanno fatto ipotizzare che si trattasse di una vasca con funzione sacrale e in prossimita delle pareti venivano deposti gli oggetti votivi, si accedeva all'interno mediante dei blocchi squadrati in peperino con funzione di passerella.
La stipe in località Pantanacci, ha fornito un importantissimo contributo scientifico data la rarità di simili contesti sacri nel panorama archeologico, ed è prevista la musealizzazione dei reperti mobili, rinvenuti all'interno della stessa, in uno stabile comunale già identificato. Inoltre, il programma prevede per il settore denominato Ex Uliveto Frediani-Dionigi la pulizia dello scavo nell'area nord del terrazzamento monumentale, dove nelle cinque precedenti campagne è stato messo in luce parzialmente un muro di sostruzione in opera incerta, addossato al rilievo collinare con andamento rettilineo verso N, esplorato per quasi 50 mt., al cui piede si stende una terrazza in cementizio, larga mt. 6,30 e lunga circa mt. 60.
Per il versante ovest del Santuario (Area di Villa Sforza Cesarini), dopo il prezioso lavoro di pulitura effettuato attraverso le “Giornate di volontariato” a cura del Consigliere Delegato Mario Di Pietro e con l’imprescindibile collaborazione del Gruppo di Protezione Civile di Lanuvio, si è pensato, per la campagna 2012, di riscoprire le strutture scavate da Pullan e Lord Savile tra il 1884 e il 1888 e fotografate i primi anni del '900 da Thomas Ashby, alle spalle del pilone in opera quadrata, allo scopo di capirne la loro natura.
Si tratta di una serie di strutture murarie in opera reticolata, distanti circa m. 7,90 l'una dall'altra, che determinavano degli ambienti di incerta funzione, ma inquadrabili cronologicamente al I sec. a.C.. Uno degli ambienti era pavimentato con un mosaico in bianco e nero.
Il muro in opera reticolata a Nord presentava una apertura /cunicolo, che originariamente consentiva di accedere al terrazzamento superiore, al livello del ninfeo.
Nella campagna 2012 si intende anche proseguire la rimozione degli strati di riempimento all'interno di questo cunicolo, allo scopo di chiarire la sua reale funzione e la sua fase di abbandono.
Si prevede infine la messa in luce dell'ambiente con pavimento a mosaico in bianco e nero, immediatamente all'esterno del cunicolo, anche al fine di chiarirne meglio la datazione e la funzione stessa dell'ambiente a cui apparteneva il mosaico.
 
Intervista alla Dr.ssa Ghini
Il Tempio di Giunone Sospita di Lanuvio era talmente importante e noto nell’antichità che, narra Livio, nel 332 a.C. dopo la vittoria dei Latini, i romani concessero la cittadinanza ai Lanuvini a patto che il Tempio e il suo bosco sacro fossero in comune col popolo romano.
    Sorge sull’Acropoli della città antica e risulta attivo dalla fine del VII sec a.C., anche se il culto è attestato già  a partire dal X sec.a.C.; con la conquista di Lanuvio da parte dei romani nel 338 a.C. entra a far parte della loro cultura e raggiunge il massimo splendore in età medio e tardo-repubblicana.
    Il culto di Giunone Sospita è uno dei più antichi del Lazio; è legato al culto degli Dei sotterranei ed è connesso all’agricoltura.
    Immagine accostata a questa Dea è, come già detto, il serpente sacro, che la leggenda narra fosse custodito nei sotterranei del Tempio.
    L’Associazione Culturale Mayhem ha intervistato in esclusiva il funzionario archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio responsabile del territorio, Dottoressa Giuseppina Ghini:
 
1) Dottoressa Ghini, le persone fermate scavavano quella che era, probabilmente, la stipe votiva collegata al vicino Tempio di Giunone Sospita. Vuole spiegare ai nostri lettori cos’è una stipe votiva, perché è importante e ci descrive le caratteristiche di questa in particolare?
 
    Si chiama stipe un deposito votivo, ossia un luogo, generalmente all'aperto, in cui i fedeli di un culto ad una divinità deponevano oggetti, che da allora divenivano sacri, per ottenere una grazia.
    Poteva trattarsi di una richiesta di guarigione o prima di intraprendere un viaggio o  di andare in guerra e l'offerta era sia precedente all'evento o alla richiesta di guarigione, sia successiva; un po' come nei Santuari di Pompei o di Lourdes.
    La maggior parte dei depositi votivi comunque hanno una connotazione salutare, ovvero sono una richiesta di guarigione o di fertilità, soprattutto quelli collegati, come in questo caso, alla presenza di acque ritenute curative.
    I dati in nostro possesso non ci permettono finora di attribuire con certezza ad una precisa divinità questo deposito votivo, che comunque doveva essere collegato al mondo della "sanatio" (salute). Si tratta verosimilmente di una divinità femminile, ma è prematuro affermare che si tratti con sicurezza di Giunone Sospita, anche se questa era la divinità poliade di Lanuvio e se questa stipe si trova relativamente vicina al Santuario dedicato a lei che sorgeva sul Colle S.Lorenzo.
 

2) Il sito oggetto dello scavo clandestino non era censito nelle mappe della Sovrintendenza, che però ne ha subito riscontrato l’importanza ed ha avviato un sopralluogo d’urgenza. Dalle prime frammentarie notizie risulta che si stiano rinvenendo reperti di pregevole fattura. Cosa è stato recuperato finora?
 
I materiali recuperati dal Nucleo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza e successivamente nel corso degli scavi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, l'Università Sapienza di Roma e il Museo Civico di Lanuvio, grazie all'impegno economico del Comune di Lanuvio consistono in migliaia di reperti fittili, consistenti in anatomici (mani, piedi, mascherine, teste, figure intere, cavi orali, organi genitali,  uteri), statuine femminili e maschili, vasi in ceramica comune e fine da mensa a vernice nera di produzione campana e apula.
 
   
3) Leggiamo che il sito verrà reso fruibile al pubblico e i reperti smistati nei musei del territorio. Ci passi la domanda ironica (ma non troppo): considerando che terrecotte del Tempio di Lanuvio sono al British di Londra e alcuni reperti rinvenuti in località Le Castella nel territorio di Cisterna di Latina sono ad Oxford, possiamo rassicurare la cittadinanza in questo frangente?
 
    Naturalmente i reperti, dopo il loro restauro, verranno resi fruibili nei musei del territorio: senza dubbio a Lanuvio e a Nemi, l'unico Museo nazionale della zona albana, dove una sezione è riservata appunto alla religiosità. Sono ormai lontani i tempi in cui i materiali provenienti da scavo venivano portati all'estero ed esposti in Musei d'Oltralpe... tranne ovviamente quando si verifichi un' esportazione illecita tramite immissione nel  mercato clandestino, come in questo caso, che proprio l'intervento della Guardia di Finanza ha sventato.
 
   
4) A causa dei tagli alla cultura e della conseguente mancanza di fondi, è sempre più difficile per lo Stato riuscire ad onorare fino in fondo l’Articolo 9 della nostra Costituzione. Per il recupero ed il restauro di questi reperti, ricorrerete all’aiuto di associazioni di volontariato archeologico che, vogliamo ricordarlo, collaborano spesso con le Istituzioni portando avanti un lavoro di ricerca e studio imprescindibile?
 
    Questa circostanza è un esempio emblematico di come, anche in momenti di crisi economica, che ha tra le prime vittime proprio i beni culturali, la collaborazione tra Enti diversi possa portare a risultati inaspettati. La pronta adesione del Comune di Lanuvio, del Museo Civico, diretto dal dottor. Luca Attenni, che ha anche coordinato i lavori di scavo, dell'Università Sapienza di Roma, sotto la direzione scientifica del prof. Fausto Zevi e con la partecipazione gratuita degli studenti, ha reso possibile che non venisse vanificata l'operazione di recupero della Guardia di Finanza.
   Per quanto riguarda il restauro dei materiali, questo verrà condotto in parte con l'attività volontaria degli studenti che cureranno  anche lo studio dei reperti per una loro pronta edizione e, per i casi più complessi, con l'incarico a restauratori.
   Per ora si sta procedendo alla ripulitura e all'assemblaggio dei reperti; dopo queste prime operazioni si avvierà l'intervento di restauro vero e proprio.
   Comunque alcuni reperti sono già in condizione di essere esposti.

03/11/2012