Via Astura e mura latine

tratto di Via Astura e mura latine

Il nome proprio della via è  “Antiatina”, perché Antium è il centro da cui essa partiva.
Ed infatti visto che è certo il luogo di approdo e di smistamento svolto da Anzio a partire dall’VIII sec. a.C. è altrettanto probabile che ciò abbia comportato la realizzazione di un’arteria che con percorso Nord-Sud andava a raggiungere l’interno della regione nel punto di Lanuvio, situato in una posizione intermedia rispetto a tutte le direttrici delle antiche rotte del Lazio centro-meridionale.
La via fu interessata da tutta quella serie di vicende che coinvolsero Anzio e Lanuvio (guerra tra i Volsci e i Romani V-IV sec. a.C.) e le vicende di Coriolano, ed aveva un’importanza fondamentale dal punto di vista culturale ed economico poiché univa Antium a Satricum ed a Lanuvium per terminare presso il XIX miglio della via Appia.

Sappiamo anche che la via era, nel I sec. a.C., praticata da Cicerone, come lui stesso dice nelle varie lettere ad Attico, per recarsi nei suoi possedimenti sulla costa, nella zona di Astura ( per esempio EP. Ad Att. XIV,2: “ In tusculanum hodie, Lanuvi cras, inde Asturae”).

Lo stato di conservazione attuale non è buono; tratti significativi sono nel Comune di Lanuvio: 50 mt. in via delle Grazie; altri 80 mt. in ottimo stato di conservazione in proprietà Galieti; recentemente è stato messo in luce un buon tratto della stessa a circa 6 Km. dal paese, dove si nota che la pavimentazione non è uniforme, in quanto alcuni basoli presentano evidenti tracce di usura causata dalle ruote dei carri, altri hanno un pessimo stato di conservazione, altri, invece, sono pressoché intatti.
Il monumento più interessante che troviamo lungo il percorso della strada  è Ponte Loreto.
 
Lungo la via Astura si segnalano, tra Largo Alberto Galieti e la chiesetta delle Grazie, le grandiose mura poligonali, cosiddette mura latine. Confronti con altre cinte murarie dell’area laziale fanno ipotizzare come datazione più plausibile la fine del V inizi IV sec. a.C.. Avevano la  funzione sia di difendere l’antica Lanuvium dagli attacchi esterni sia di costituire il primo livello terrazzato della cittadina.
 
La tecnica usata per la loro messa in opera è quella dell’Opus quadratum pseudoisodonum; i blocchi in pietra albana non sono posti in maniera regolare, ma seguono l’andamento ondulato del piano stradale di fondazione.
 La media ortostati è molto imponente: mt. 1,10-1,30 da che ne è derivato di poter parlare di tecnica megalitica o ciclopica.
I blocchi furono cavati dal banco superficiale di peperino, la loro fattura rozza ed irregolare fa supporre che l’opera muraria sia stata eseguita in tempi brevi e da maestranze lanuvine.
Sono visibili in molti blocchi delle cavità per l’inserimento dei ferrei forcipes, ossia delle grosse tenaglie che permettevano il sollevamento dei blocchi stessi.