Lucio Torio Balbo

Lucius Thorius Balbus, tribuno del popolo nel 111 a.C.  di origine plebea apparteneva alla gens lanuvina (di Lanuvium, l'odierna Lanuvio) dei Thorii.

Magistrato monetario e console, passato alla storia per una legge agraria che prende il suo nome; è famoso il conio di una moneta di Nicomedia (capitale del regno di Bitinia) con il suo nome che è conservata nel Museo Nazionale di Napoli.

Partecipò alla guerra Sertoriana (77-72 a.C.) in Spagna contro Quinto Sertorio, come ufficiale di Quinto Cecilio Metello, dove morì in combattimento in una imboscata.

Lucio Torio Balbo era ateo (si racconta che si burlava dei riti religiosi) e seguace di Epicuro. Fu un grande amante dei piaceri.
Cicerone parla di lui nella sua opera “De Finibus honorum et malorum”, descrivendolo pieno di vita e lo descrive in questo modo:

"Ha vissuto in modo di non privarsi di alcun piacere e di nessun tipo di squisitezza. Non solo  la sua bramosia del piacere era nota ma anche la sua gran conoscenza della stessa. Era così poco superstizioso che disdegnava sacrifici e il santuario del suo paese. Temeva così poco la paura della morte che morì in difesa di Roma.
Ricercava i piaceri non nei termini della dottrina di Epicuro ma nella misura delle sue voglie. Tuttavia teneva molto alla salute:  praticava esercizi fisici per stimolare  la sete e l’appetito, si nutriva con raffinate portate  facilmente digeribili. Beveva con piacere eccellente vino ma non al punto da nuocere alla sua salute..."

Cicerone utilizzava la figura Torio Balbo per attaccare l'epicurismo ed indicare con la figura di Marco Regolo i veri valori romani, mentre Michel de Montaigne, insigne pensatore e scrittore francese del Rinascimento, rivalutava la figura in senso eroico affermando che "...la sua condotta di vita aveva preparato la sua anima ad affrontare il dolore e la morte, come zavorra della vita umana, e quindi ad immolarsi nel campo di battaglia, con le armi in mano, in difesa della patria...."