Luscio Lanuvino

LUSCIO LANUVINO (Luscius Lanuvinus), commediografo latino (II° secolo a.C.) scrisse numerose commedie palliate (da “pallium”, l’abito di scena indossato dagli attori) che sono state tutte perdute, e che gli procurarono notevole fama tra i suoi contemporanei.

Purtroppo le notizie biografiche riguardanti Luscio, soprannominato "Lanuvino", sono molto scarse. Non ne conosciamo nemmeno il nome, perché "Luscio" è il cognome gentilizio.
Così non sappiamo l'anno di nascita, ma il fatto che seguì l'indirizzo e lo stile letterario di Cecilio Stazio, vissuto tra il 220 e il 167 a.C. e la sua polemica con il commediografo Terenzio Afro, vissuto tra il 185 e il 159, ci fanno ritenere con sicurezza che visse nel II sec. a.c.
Anche il soprannome "Lanuvinus" ci dice, senza ombra di dubbio, che nacque a Lanuvio, da famiglia molto probabilmente lanuvina, perché abbiamo notizie di altri "Lusci" legati a Lanuvio da stretti rapporti, come Caius Luscius Ocra, personaggio facoltoso e stimato che ottenne la dignità di senatore e nel 76 a.C. fu chiamato a testimoniare nel processo in cui era imputato il famoso attore lanuvino Quinto Roscio Comedo.
 
Un altro Lusciùs Ocra rivestì una carica autorevole nel Municipio di Lanuvio, come ci ricorda una iscrizione lanuvina.
 
Di Luscio Lanuvino sappiamo che svolse la professione di commediografo. Non sappiamo quante commedie compose, tutte perdute; ci restano solo due titoli, il Phasma (il fantasma) e il Thesaurus, che furono realmente rappresentate.
La sua polemica con Terenzio trae origine dal fatto che Luscio fu un fedele seguace di Menandro, commediografo greco, di cui tradusse le commedie in Latino, attenendosi scrupolosamente ad una stretta fedeltà, senza apportare muta­menti o adattamenti, neppure per renderle più comprensibili agli spettatori romani.
 
Da qui nacque l'avversità di Terenzio, che lo tacciò di pedanteria, il che provocò la ritorsione di Luscio, che accusò Terenzio di aver preso elementi dai suoi predecessori, Nevio e Plauto, metodo chiamato "contaminatio ", largamente usato allora dai commediografi, tanto che, durante la rappresentazione di una commedia di Terenzio, Luscio si alzò gridando: "Tu non sei un poeta, ma un ladro!". Era un'accusa molto grave, perché nel teatro romano potevano essere ammesse soltanto opere nuove, senza implicanze con il passato.
 
 
Al di là della polemica con Terenzio, tutti hanno sempre riconosciuto, al nostro concittadino, un posto di prestigio tra i commediografi latini.