Monte Giove

Sul colle di Monte Giove si conservano le tracce di un insediamento fortificato di incerta interpretazione e datazione. Sulla cima del colle si conserva un terrazzamento rettilineo, lungo circa 200 metri e alto 3 metri, costituito da un costone di tufo tagliato verticalmente e dalla probabile funzione difensiva. Questo costone era rinforzato da molti blocchi di peperino, alcuni dei quali si conservano oggi sul posto.
Christian Mauri ha interpretato tali resti come pertinenti ad una fortificazione del VI secolo a. C. e ipotizza che originariamente lungo questa terrazza si aprisse una delle porte della città, poiché vi compare una stretta apertura praticata nella roccia da cui si sale verso il casale moderno.
Nelle immediate vicinanze c’è un ambiente ipogeo scavato nel tufo con pianta a croce latina, di incerta datazione e forse utilizzato per la raccolta delle acque e facente parte del sistema di approvvigionamento idrico della città ( oggi è stata trasformata in una cantina ).
Nel Medioevo le strutture murarie di età romana vennero erroneamente interpretate nei resti di un tempio romano e nacque così il toponimo di Monte Giove.
Nel corso del Cinquecento sulla cima del colle venne eretto il bel Casale di Monte Giove, oggi proprietà del conte Raimondo Moncada, gravemente danneggiato durante i bombardamenti del 1944 ed in seguito ricostruito. Nel vicino roseto vennero murati dal Busiri Vici molti frammenti romani provenienti dalla collezione privata dei Moncada a Roma. Desta curiosità notare dalla foto satellitare il confine perfettamente circolare della tenuta cinquecentesca, il quale gira tutto intorno al colle.
Alcuni topografi, tra cui il Nibby identificano  nell'odierna località Monte Giove il sito dell’antica Corioli, cittadella dei Volsci, distrutta dai Romani nel 491 a.C.
Secondo gli annali romani, Corioli fu conquistata una prima volta, assieme a Longula e Polusca, nel corso di una campagna militare contro i Volsci di Anzio. Nel 493 a.C., il console romano Postumio Cominio invase il territorio dei Volsci e Corioli venne conquistata dopo un breve assedio, grazie al valore militare del giovane patrizio Gneo Marcio, soprannominato "Coriolano" in seguito a questa impresa. Gli abitanti di Corioli durante l'assedio, avendo sentito dire che i Volsci di Anzio erano in procinto di portare loro aiuto con un'armata numerosa. Sicuri di sé aprirono imprudentemente le porte della città per lanciarsi contro i Romani; i quali respinsero i Coriolani ed approfittando della porta lasciata aperta irruppero nella città e la saccheggiarono. L'occupazione strategica del piccolo centro di Corioli garantiva ai Romani l'accesso alla pianura pontina, attraverso un varco creato tra i territori di Aricia e di Ardea.
L'anno dopo Corioli venne nuovamente riconquistata dai Volsci, assieme Satrico, Longula, Polusca e Mugilla, grazie all'aiuto dello stesso Coriolano esule da Roma. Corioli venne infine conquistata nuovamente dai Romani, anche se non è noto quando e le modalità delle conquista. Livio riferisce delle definitiva conquista di Corioli indirettamente: alcuni decenni dopo il suo territorio, conteso fra Aricini e Ardeati, divenne ager publicus dopo una pubblica protesta di un vecchio soldato, Publio Scapzio.