Monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale

Da Il Messaggero del 23 Settembre 1924
Lanuvio, già Civita Lavinia (o Civita Lavigna del primo Medioevo), fino all'ottobre del '14 quando per decreto reale ottenne di riprendere l'antico celebre nome, diffuso per il mondo dal culto di Giunone Sospita, è un interessantissimo Comune. L'aria ottima, l'acqua squisita, il clima saluberrimo, i vini prelibati, le antiche memorie, la educazione e la mitezza degli abitanti, ne fanno un soggiorno da molti secoli gratissimo e degno di visita e di studio.
Nei tempi antichi vi nacquero Antonino Pio e Commodo, più tardi Marcantonio Colonna il trionfatore, e Marianna Dionigi, donna coltissima ed assai versata nella archeologia: fu nei tempi di mezzo, feudo dei Frangipane e poi dei Colonna, degli Estouteville, dei Borgia e dei Cesarini, ed ha notevoli avanzi di monumenti antichi e medievali, fra i quali la fortissima rocca dalle salde mura, alle quali sono ancora attaccati i ferri che trattenevano i condannati alla berlina.
Negli ultimi tempi Lanuvio, unito a Roma con la tramvia dei Castelli Romani, ha dato segni certi di civile rifiorimento ed i suoi figli fecero bravamente il loro dovere nella grande guerra, parecchi caddero per la patria, parecchi furono decorati e fra di essi al Prof. Amilcare Rossi fu assegnata la medaglia d'oro con una nobilissima motivazione.
Al paese sovrintende da qualche mese il cav. Avv. Tullio Torriani, commissario prefettizio, il quale oltre a dare alacre opera per la sistemazione degli interessi comunali, ha voluto anche divenissero una bella realtà il parco della Rimembranza ed il monumento alla memoria dei concittadini morti in guerra, già decisi da qualche anno.
Ieri ha avuto luogo la inaugurazione del monumento, innalzato sulla piazza della Stazione e precisamente dentro l'anello che percorrono le carrozze del tram.
Per la occasione erano convenute a Lanuvio molte e cospicue autorità, fra le quali il comm. Zoccoletti, prefetto di Roma,  il concittadino mons. Salvatore Baccarini, vescovo di Terracina, il senatore avv. Pietro Baccelli, la medaglia d'oro prof. Amilcare Rossi, Filiberto Vesci, l'ing. Comm. Spagnolo, il prof. Sbrozzi, il cav. Dott. Pecarrita commissario di P.S. di Genzano, l'ispettore scolastico Giammaruti, il senior della milizia avv. Giannini, il tenente Natali dei reali carabinieri, l'avv. Bicci, pretore di Genzano, il signor Pasini ispettore dell'Avanguardia.
La vicina Genzano aveva una degna rappresentanza con il sindaco ing. Ducci e la sua gentile signora Mary, il segretario comunale cav. Nicoletti e le figliuole Temi ed Anna, il decorato Conti della Sezione Combattenti, il decorato Giannini dei Mutilati.
Da Velletri era venuto il capitano Fiorina medaglia d'argento dell'Associazione combattenti. Il maggiore della Nave, dei Bersaglieri, rappresentava la divisione di Roma, il commissario prefettizio Vittorino Arcangeli rappresentava il Comune di Albano Laziale.
Di Lanuvio erano presenti le rappresentanze dell'associazione combattenti, della Cassa rurale cattolica, le scuole elementari con le suore insegnanti. La milizia era al comando del decurione Martella ed assisteva anche il cav. Mons. Alberto Galieti, dotto conservatore del Museo e moltissimi cospicui cittadini.
Dopo una breve visita al museo che racchiude interessantissimi cimeli di storia cittadina fra i quali una magnifica antefissa del tempio di Giunone, stupenda terracotta del V sec. a. Cristo, e curiosi documenti dei tempi medievali, sotto la guida intelligente ed appassionata del suddetto rev. Galieti, formatosi il corteo , le autorità ed i cittadini si recarono sul luogo del monumento che era ancora avvolto in un'ampia bandiera tricolore.
Appena ognuno ebbe preso posto nel luogo assegnatogli, mons. Baccarini nei paludamenti pontificali, venne per benedire solennemente la stele marmorea, ciò che fece secondo il rito, dopo aver pronunciato parole di pace e di amor di patria che penetrarono profondamente nel cuore degli astanti.
Subito appresso la benedizione fu tolto il drappo tricolore, al suono della Marcia Reale, fra la commozione generale. Parlarono appresso il commissario cav. Torriani, il prof. Amilcare Rossi oratore ufficiale della cerimonia, il prefetto comm. Zoccoletti che pronunciò a nome del Governo belle e sentite parole, e il cav. Ghislanzoni.
Subito appresso si procede alla benedizione delle bandiere dei combattenti, compiuta anche essa da mons. Vescovo Baccarini.
Madrina fu la signora Ada Gozzi che seppe con vigorosa energia rompere sul drappo, con un sol colpo di daga, la tradizionale bottiglia di spumante.
F.T.