Le Ville “Ad Bivium”

La zona extra-urbana di Lanuvio, situata sotto Colle S. Lorenzo (l’antica acropoli), ha restituito in diverse occasioni resti consistenti di impianti residenziali privati che, posti al di fuori delle mura, attestano una progressiva espansione dell’area urbana verso valle: nel 1991-1993 due di essi sono stati riportati alla luce nell’area compresa tra il cimitero e il bivio in cui convergono la via Laviniense e la via Appia. Il primo impianto, tagliato dalla via Laviniense, occupa oggi una superficie di oltre 6000 mq, su un pianoro che si affaccia sulla sottostante vallata in direzione del mare. L’edificio è costituito da una zona residenziale e di rappresentanza (vani a, n, q) gravitante su un vasto atrio (c) e su un giardino peristilio con vasca centrale (f), e da un’area rustica situata nel settore più settentrionale (stanze p, r-w).
Le rovine rivelano una complessa storia edilizia. Gli ambienti situati a nord e a sud dell’atrio (forse dei cubicula?), in gran parte pesantemente manomessi dai lavori agricoli (ambienti q, n, g, g1), conservano (vani a, b, l, h) parte degli originari pavimenti a mosaico bianco e nero, con motivi decorativi geometrici (seconda metà del I sec. a.C.), tagliati da muri in opera vittata di epoca tarda (IV sec. d.C.), relativi a un ampliamento dell’atrio: in tale occasione il pavimento a mosaico di quest’ultimo venne sostituito da uno in opus sectile, a lastrine rettangolari, di cui si sono trovate solo le impronte. Anche il tablino (i) in età tarda venne manomesso, tagliato da un’abside, che ha parzialmente ricoperto l’originaria decorazione musiva con un emblema a tralci d’edera, mentre il muro di separazione dell’atrio ha quasi completamente distrutto l’originaria soglia decorata con un motivo ad archi, timpani e merli.
Nella pars rustica l’ambiente (t1), la cui realizzazione tarda ha parzialmente alterato i vicini vani (g) e (g1), è da identificarsi con un cortile aperto, pavimentato con lastre di peperino. A nord del peristilio (f), con vasca centrale in opera reticolata rivestita in cocciopesto, si conservano un complesso sistema di pozzi, canalette e vaschette e una serie di ambienti rettangolari (r, s, u, v, y, w, z), mantenuti solo a livello di fondazioni, per i quali è ipotizzabile un uso rustico e non abitativo.
Il settore residenziale della villa, sostenuto a S da un muro di terrazzamento in opera cementizia, sovrasta un livello inferiore formato da un ampio spiazzo aperto di forma trapezoidale, privo di pavimentazione, in cui si conservano tre basi quadrangolari di cementizio. A  S si sviluppano alcuni piccoli ambienti, il cui primo impianto risale all’età repubblicana, con muri in opera incerta, reticolata e riprese in vittato, decorazione pittorica e pavimenti in tessellato di cotto, in scutulatum, a mosaico geometrico e floreale. Anche qui la presenza di risarciture in opera vittata e di affrettati restauri pavimentali che non hanno tenuto conto dei precedenti schemi decorativi, testimonia una fase di IV sec. d.C.
Alcuni di questi vani sembrano avere una funzione di servizi (cucina, forse un piccolo bagno privato).
Il complesso si affaccia a est sulla sottostante vallata, delimitato da due muri in opera quadrata di peperino, tra loro paralleli e con andamento a linea spezzata che forma un angolo ottuso: quello più esterno ripreso da un muro in opera reticolata sul quale si conserva un lacerto di pittura di primo stile a finta opera quadrata, che forse ricopriva tutto il muro; parallelamente ad essi corre un  terzo muro, conservato solo a livello di fondazione, affiancato da tre basi quadrangolari di cementizio: forse quanto rimane di un portico a colonne o pilastri, che costituiva su questo lato il prospetto della villa.
L’insediamento residenziale presenta almeno tre principali fasi costruttive: fine II sec. a.C. (strutture in opera incerta), i pavimenti in signino e, probabilmente, il doppio muro in opera quadrata del lato orientale); fine I sec. a.C./piena età augustea (muri in opera reticolata e i pavimenti a mosaico bianco e nero degli ambienti a, b, h, i, l, n); IV sec. d.C. (muri in opera vittata, l’ampliamento dell’atrio ( c) con la sostituzione del pavimento a mosaico con quello in opus sectile, la realizzazione dell’abside nel tablino l e alcune riprese grossolane dei pavimenti a mosaico).
Poche decine di metri a nord di questa villa se ne è intercettata un’altra, già pesantemente danneggiata in passato da sbancamenti e scassi agricoli, della quale si conservano ora sei ambienti quadrangolari, pertinenti alla pars urbana, ovvero residenziale, ornata da pavimenti in battuto (fase repubblicana con muri in opera reticolata) e a mosaico (piena età imperiale). Particolarmente interessante il mosaico di un ambiente di circa m 4,30 x 4,80, probabilmente un triclinio, con tappeto centrale circondato da una fascia di girali bianchi su fondo nero, decorato con ovali alternati a pelte e rombi concavi; all’interno degli ovali sono rappresentati animali, ortaggi e suppellettili per convivio (aragosta, pavone, pesci, lepre (?), un gallo che becca un serpente, uccelli, colombe, carciofi, vasi).
Si tratta del motivo degli xenia, un genere attribuito da Plinio al pittore Peirakos, in cui erano rappresentati gli oggetti e i cibi che l’ospite offriva agli amici in occasione delle cene; costituiva quindi anche un’esternazione della ricchezza di cui godeva il padrone di casa. Un’altra stanza, purtroppo assai danneggiata e forse identificabile con l’atrio, conserva un mosaico molto lacunoso, databile agli inizi del III sec. d.C., in cui si può leggere un’iscrizione, mutila, contenente formula augurale: …[ aug]ustalis / in.g.di.te/ …ser.bet. (“Augustale, gli dei ti conservino in gaudio (?)”).
La menzione dell’Augustale, membro di un collegio addetto al culto dell’imperatore, potrebbe identificare l’edificio con la sede del collegio, insediatosi in una casa privata.
 
Testo di Giuseppina Ghini