Le ville suburbane nell’ager Lanuvinus

GLI ANTICHI IMPIANTI RESIDENZIALI RINVENUTI NELL’AREA A RIDOSSO DEL CIMITERO COMUNALE
Per una migliore comprensione di questo paragrafo si consiglia di consultare la carta archeologica allegato 1 di questa relazione

 La zona in prossimità del Cimitero Comunale di Lanuvio è  denominata “Le Cese”, nella parte settentrionale, e “Vagnere”, in quella meridionale. Essa consiste in un terrazzamento posto immediatamente a sud del Colle S. Lorenzo, dove è ubicato il Santuario di Giunone Sospita.   (Il nome Vagnere sembra derivato da bagni. Questi bagni sono da ricondurre ad un complesso tardo-repubblicano in opera incerta ritenuto in un primo tempo un impianto termale ma, molto più probabilmente, identificabile come una villa ). Nella zona delle Vagnere fu rinvenuta, nel secolo scorso, un'iscrizione marmorea menzionante il  collegium Dianae et Antinoi, che aveva carattere funerario (CIL XIV, 2112; NSc. 1915, p. 172; Chiarucci, Lanuvium, p. 81, Attenni 2002).
La zona in varie epoche ha restituito numerose e consistenti testimonianze archeologiche (AJA 1914, p. 30; BCom 1933, pp.155-156). In modo particolare i lavori effettuati ad inizio secolo sul colle S. Lorenzo, per realizzare la linea tramviaria, e l'ampliamento della via Laviniense, degli anni '50 e del 1964 (NSc 1966, pp. 91-116;), hanno rimesso in luce un antico tracciato viario che univa Lanuvium alla via Appia presso il XIX miglio. Questo tracciato coincide in gran parte con quello moderno, anche se differente doveva essere l'andamento altimetrico (Ghini, Impianti, p. 483: Chiarucci, Lanuvium, p. 220).
I primi documenti d’archivio che ci testimoniano una presenza archeologica nella zona sono una perizia datata al 7 Luglio 1819, per la costruzione del nuovo cimitero, in cui vengono menzionati "tre grottoni" e due schizzi di P. Ronzoni del 1809, che raffigurano la città di Lanuvio; tali disegni destano particolare interesse per la presenza di " grottoni" nella zona dell'attuale cimitero comunale e perché sono raffigurati con  paramento esterno in opera reticolata. Poiché dalla perizia non emergono chiare indicazioni topografiche, non è possibile mettere in relazione i nicchioni con i resti murari in questione. Non credo nemmeno che possano far parte di quell'imponente serie di nicchioni di mt. 3 di diametro x 2 di altezza, in opera reticolata piuttosto irregolare, di cui un buon tratto fu ritrovato a mt. 200 dal cimitero, con un'evidente funzione di sostruzione della terrazza superiore, quella cioè dell'acropoli ( Attenni, 2002, p. 11 ss). Ulteriori notizie  per un approfondimento topografico ci provengono da un dettagliato rilievo effettuato nel 1977 sulla via da parte della Soprintendenza archeologica del Lazio, dove sono segnalati due gruppi di strutture murarie di fronte al cimitero (Rilievo n. 2016 conservato nell'archivio disegnatori della Soprintendenza archeologica del Lazio).
Il primo gruppo consiste in  tre muri in conglomerato di 80 cm. di larghezza, mentre l'altezza non è indicata. Il secondo gruppo, più consistente  e spostato di una decina di mt. in direzione Lanuvio, è composto da blocchi di peperino, muri in conglomerato, frammenti di mosaico e d'intonaco e, infine, da basoli pertinenti all'antica circumductio.
 ( Questa circumductio era in realtà un tracciato viario che, partendo da Anzio, terminava al XIX miglio della via Appia antica, dove si immetteva in quest'ultima. A Lanuvio essa non entrava, ma costeggiava le mura della cittadina. Cicerone percorse spesso la via per andare da Tuscolo ad Astura, come ci è attestato da numerose epistole ad Attico (Ep. ad At., XIV, 2). Per ulteriori approfondimenti cfr. G. Chiarucci, Lanuvio: l'antico ponte d'età romana detto "Loreto", in Documenta Albana, 1982-83, p.. 45 ss; G.M. De Rossi, La via da Lanuvio al litorale di Anzio, in  Quaderni istituto topografia antica università di Roma, 1981, p. 89 ss.)
Quest'ultimo gruppo è sicuramente da mettere in relazione coi blocchi parallelepipedi disposti per testa e per taglio di cui parla Chiarucci. Essi hanno una lunghezza  di mt. 5,20  e un'altezza massima di mt. 2,30; il fatto che la costruzione fosse alquanto sconnessa e che due massi, del primo e del quarto filare, sporgessero di 30 cm., fece ipotizzare al Chiarucci che potesse trattarsi della spalla di una porta urbica che immetteva nell'acropoli lanuvina.
In epoche diverse sono inoltre emersi, in prossimità del cimitero comunale ove attualmente è collocato il parcheggio( particella 163 del foglio catastale n. 9), resti di ulteriori strutture murarie, che in base alla loro tecnica costruttiva, si potrebbero collocare cronologicamente al I sec. d.C.. 
E' probabile che tali resti siano appartenuti ad una villa, ma qui le indagini archeologiche, condotte dalla Soprintendenza archeologica del Lazio negli anni '60, '70 e nei primi anni '80, non offrono documentazione sufficiente ad una loro lettura. Quello che allo stato attuale si può vedere sono i resti di tre strutture murarie a nord e a sud della via, con orientamento est-ovest ( particelle nn. 238-239-865 del foglio catastale n. 9). Il primo muro si conserva per 22 mt di lunghezza x 2,28 di altezza massima; e, per quello che ancora si può vedere, in opera reticolata e  ha addossata una vasca rettangolare rivestita da cocciopesto sia nel pavimento che nei muri. Le altre due strutture murarie sono a sessanta metri a sud ovest del primo muro di terrazzamento ma presentano lo stesso orientamento. La prima, lunga 27 mt. e di mt. 2,70 di altezza massima, è in opera incerta con una serie di pilastri dello spessore di cm. 65 che si susseguono con una distanza quasi regolare. La seconda struttura muraria è lunga mt. 13 x 1 di altezza di cui dell’alzato si conservano due filari di blocchetti parallelepipedi in travertino,uno di laterizi e tre piani di cubilia.  In relazione a queste strutture murarie può essere una cisterna romana, mai segnalata, che si trova sul lato destro della grande curva che volge a sinistra (venendo da Lanuvio) subito dopo il piazzale del cimitero ( particella 161 foglio catastale 9).
 Si tratta di due cisterne a bottiglia collegate fra loro, alle quali si accede per mezzo di cunicoli. Probabilmente le cisterne erano alimentate da acque provenienti da altra parte tramite un cunicolo che venne trovato già murato al moomento della sua scoperta. (Nel giardino di pertinenza della proprietà Assandri, a circa 20 mt. dalla struttura muraria con vasca, in occasione della costruzione della casa (1964-65) e posa del tubo dell’acqua fu scoperto un pozzetto totalmente ostruito da pietrame. Si procedette allo svuotamento del pozzetto, che risultò di fattura antica, con i tipici incavi per discesa (pedarole) ricavati nelle pareti di tufo).
Le cisterne, scavate nel banco di tufo, presentano pareti ben levigate ed intonacate ma non si è in grado di escludere che siano state utilizzate in epoche successive e quindi abbiano subito dei parziali rifacimenti. Data la loro posizione e la probabile esistenza di un cunicolo di uscita verso valle (ove sarebbe ubicato l’edificio da cui proviene la famosa iscrizione del Collegium di Diana e Antinoo), non si esclude che le due cisterne della capacità di 100 mc facessero parte di un sistema di alimentazione idrica delle costruzioni sottostanti. 
Esattamente di fronte al cimitero si è poi rinvenuto un grosso tegolone di cm. 44, inglobato in una struttura muraria al di sotto di 70 cm. rispetto al piano stradale antico, e che è stato interpretato dal Chiarucci come pertinente ad una sepoltura del tipo a cappuccina posta ai margini della via , ma più probabilmente una fogna. 
Nel 1979,  in seguito a lavori per la realizzazione del parcheggio del cimitero, emersero altre strutture in opera reticolata con cisterna e pavimenti musivi, quest'ultimi a circa 1 mt. al di sotto del livello dell'attuale strada ( particella 163 del foglio catastale n. 9).
 Le strutture si appoggiavano, probabilmente, ad un precedente impianto abitativo su terrazze con muri in opera incerta e subirono inoltre una serie di ristrutturazioni nelle epoche successive, (evidenti rozzi tamponamenti in laterizio).
La cisterna di cui esiste un accurato studio da parte del Chiarucci, presenta una volta a botte con pareti in opera reticolata rinforzate agli spigoli con ammorsature di blocchetti di peperino. Per Chiarucci la costruzione era a più ambienti e da mettere in relazione alle fabbriche ubicate pochi metri più a valle.
Nel Luglio 2000, in seguito alla realizzazione di una tomba moderna, è stata rinvenuta, al di sotto della cappella del cimitero, una pittura in terzo stile, composta da uno zoccolo di colore giallo alto circa 70 cm. con delle linee rosse sovraddipinte. Sopra lo zoccolo è stata trovata una fascia di cm. 10 pertinente alla zona mediana e di colore azzurro, il muro sul quale poggia la pittura è in opera reticolata. Oltre alla pittura è stata riportata alla luce una porzione di un pavimento musivo in bianco e nero a tessere finissime. Il pavimento presenta due linee nere a circa 20 cm. dalla parete; linee nere che dovevano essere presenti su tutto il perimetro della stanza. Tipologia di mosaico che si colloca cronologicamente alla prima età imperiale. 
E’ a mio avviso  ipotizzabile che tutte le strutture che abbiamo finora menzionato fossero le varie fasi di uno stesso complesso edilizio.
Poco più a Sud, nella zona delle " Vagnere", zona ancora agricola ed occupata da insediamenti di tipo agricolo residenziale, compaiono resti monumentali di un impianto di età romana, impianto che è sempre stato visibile ( particelle nn. 416-671-406-679-680 del foglio catastale n. 9).
I muri di peperino sono realizzati in opera incerta con contrafforti di sostegno conservati per un'altezza superiore ai 3 mt., la loro tecnica muraria  farebbe propendere per una datazione alla fine del II sec. a.C. .
Si tratta di un grosso edificio a pianta quadrangolare, misurante mt. 65 x 75, con una funzione residenziale; il muro orientale è conservato per una lunghezza totale di mt. 73, quello settentrionale, perpendicolare al primo, ha una lunghezza di mt. 51. E' probabile che l'area compresa tra le due lunghe strutture murarie, tra loro perpendicolari, sia completamente interessata da strutture murarie interrate.
Il muro settentrionale del complesso presenta, nell'angolo che riguarda anche il muro orientale, un contrafforte in opera quasi reticolata, addossato alla struttura in un momento successivo. Lavori di sbancamento condotti agli inizi del secolo e, successivamente negli anni '50 e '60
  lungo la via Laviniense, fecero emergere altre strutture murarie antiche.
Questi ritrovamenti non interessano soltanto l'area a ridosso del cimitero ma anche quella vicino al bivio, tra la via Laviniense e l'Appia Vecchia.
La Lissi Caronna ha fornito una panoramica abbastanza completa e dettagliata della zona in un lavoro della metà degli anni '60, che l'ha portata a suddividere i ritrovamenti di tutta l'area in tre zone: una zona "a" all'inizio della via, una zona "b" 100 mt. più avanti, in direzione del paese, ed una zona "c" esattamente di fronte al cimitero. Nel tratto "a", dove erano visibili basoli stradali che indicavano il percorso della strada, si rinvennero un insieme di edifici con muri in opus vittatum mixtum, in opus reticulatum, ed in opus quadratum; inoltre, in questo tratto, venne messo in luce parte di un mosaico in bianco e nero con un motivo a squame bipartite (NSc 1966, pp. 112-113 figg. 25-26). La datazione dell'opus vittatum mixtum è abbastanza controversa, poichè, fa la sua comparsa in età traianea,  diventando poi l'unica tecnica in uso fino alla fine dell'impero ( J. P. Adam, L'arte di costruire presso i romani, 1988, p.155). L' opus reticulatum viene, invece, generalmente impiegato nel centro-sud a partire dalla fine  dell'età repubblicana (Adam, L'Arte di costruire, p. 144); é pertanto ipotizzabile che, per questo tratto, ci fosse già una fase di abitazione in età tardo-repubblicana. Il motivo del mosaico è piuttosto diffuso e trova un esempio vicino in un pavimento del Caseggiato di Bacco ed Arianna a Ostia datato al 120-130 d.C. (G. Ghini, Impianti, p. 484 nota n.5) e che ha molto seguito anche nei mosaici di avanzata età imperiale (F. Guidobaldi, Mosaici con tessere porfiretiche a Roma tra III e IV secolo, in Atti III Colloquio, 1995, p. 493, fig. I bis. Nel tratto "b" si rinvennero muri in opus vittatum, in opus reticulatum ed in opus mixtum; i quali evidenziano una serie di fasi edilizie a partire dal I sec. a.C. Il muro in opus vittatum presentava tracce di intonaco, delle quali esiste un rapido schizzo (Cfr.  NSc 1966, p. 112, 114-115, figg. 25, 27-28).
Nel tratto "c", esattamente di fronte al cimitero, furono messi in luce due tratti di muro in opus quadratum, un tratto di muro in opus reticulatum e parte del basolato stradale (NSc 1966, p. 112,114, figg. 25,27).
 Quest'ultima che ci interessa particolarmente consisteva in due tratti di muro in opera quadrata, un tratto di muro in opera reticolata e parte dell'antico basolato stradale.
Nello stesso articolo la Lissi Caronna pubblica inoltre i risultati degli scavi avvenuti nel 1964 nella zona all'incrocio della via Appia Vecchia con la via Provinciale per Lanuvio.
Tali scavi vennero condotti per accertare la consistenza di alcuni resti archeologici venuti alla luce in occasione di saggi per le fondazioni di una casa da costruire. La studiosa concluse che si trattava di una casa abitata nel corso della prima metà del IV sec. d.C., anche se non era facile, data la presenza delle varie tecniche murarie e dei materiali riadoperati, stabilire se vi fosse stato un impianto più antico.
Negli anni 1991-93 la Soprintendenza del Lazio, sotto la direzione della Ghini,  condusse dei lavori di scavo in un'area  che in parte corrispondeva al tratto "a" descritto dalla Lissi Caronna.
( L’area corrisponde alle particelle 678, 680, 677, 679, 416, 244, 406 del F catastale n. 9 del Comune di Lanuvio. Per una dettagliata descrizione di questa struttura cfr. M. Lilli, Lanuvium. Avanzi di edifici antichi negli appunti di Rodolfo Lanciani, Roma 2001, p.60-61.
 Su due di queste strutture murarie, a pianta rettangolare e con volta a botte, insistono due moderne villette (particelle 416, 677, 678).
A differenza dei precedenti saggi avvenuti nel 1964, che avevano interessato solo il ciglio della via Laviniense, gli scavi condotti dalla  Ghini hanno riportato alla luce una serie di impianti residenziali. Il primo distrutto in parte quando fu costruita la via Laviniense, occupa una superficie di 60 mt.x 100 ed ha un orientamento est-ovest, con l'ingresso ad ovest. Nell'edificio, costituito da una zona residenziale e da una zona rustica situata sul lato settentrionale,  si distinsero almeno tre fasi costruttive.
Più a Nord, nella particella 854, si riportò in luce un altro impianto pesantemente danneggiato già da tempo a causa di sbancamenti e lavori agricoli condotti in profondità; occupante un'area di mt. 15x15 e con due fasi costruttive.
 L' analisi topografica condotta grazie agli studi della Lissi Caronna, della Ghini e del Chiarucci
 e la documentazione fotografica e  i rilievi della Soprintendenza del Lazio portano  alla seguente conclusione: l'area del comune di Lanuvio, compresa tra il cimitero e la via Appia Vecchia, zona che si trovava fuori della cinta muraria dell'antica Lanuvium, fu urbanizzata già in età medio-repubblicana ( IV- III sec. a.C.).
Lo attestano infatti i rinvenimenti di strutture in opera incerta in località Vàgnere , e i resti dell'impianto abitativo su terrazze nei pressi del cimitero ed i pavimenti in signino del complesso residenziale e un tratto di muro emerso 60 mt. più a sud in seguito ai lavori fatti negli anni '60 lungo la via Laviniense.
Ad una seconda fase di fine I sec. a.C./ piena età augustea  possiamo attribuire i rinvenimenti di strutture in opera reticolata, presenti nelle immediate vicinanze del cimitero e, rispettivamente: di fronte all'ingresso dello stesso, nell'area del parcheggio ad esso adiacente,  e nei tre "Grottoni" di cui si fa menzione nella perizia datata 7 Luglio 1819 per la realizzazione del cimitero.
Altre strutture in opera reticolata sono emerse dagli edifici che distano in linea d'aria mt.200 dal cimitero, in direzione Genzano di Roma; si  tratta  di tamponature in opera reticolata e mosaici in bianco e nero degli ambienti scavati dalla Ghini negli anni ’90 del secolo scorso.
Altre tracce di strutture in opera reticolata sono emerse lungo la via Appia Vecchia in seguito a lavori di scavo effettuati per l'esecuzione dell'acquedotto comunale sulle vie Laviniense ed Appia Vecchia e attestano come anche questa zona fosse urbanizzata in età augustea.
Al primo sec. d.C. possiamo attribuire limitati interventi, consistenti soltanto in rozzi tamponamenti in laterizio, effettuati sulle strutture emerse durante i lavori di costruzione del parcheggio del cimitero.
Al secolo successivo appartiene un mosaico in bianco e nero con motivo a squame ripartite in colori contrastanti, emerso durante i lavori degli anni '60, e alcuni resti di opus mixtum  che si trovano nelle immediate vicinanze, ma sul lato opposto della strada.
Ad un  intervento di III sec d.C., sono attribuiti alcuni mosaici e alcune riprese murarie dell’ambiente collocato nella particella n. 854.
Col IV sec. d.C. l'area a destra e a sinistra del tratto iniziale della via Laviniense viene coinvolta in un nuovo e significativo incremento edilizio, visibile dalle strutture in opus vittatum mixtum.
Per la zona vicino al cimitero, invece, non abbiamo ritrovato indizi per poter asserire che fosse anch'essa urbanizzata nel IV sec. d.C., visto che le testimonianze più recenti risalgono al II sec. d.C..
Quindi dall'analisi delle varie strutture murarie, dei mosaici e dei reperti, emersi in epoche diverse lungo la via Laviniense (per il tratto che inizia dal cimitero e si conclude col bivio della via Appia Vecchia) si identificano  tre fasi principali: una prima riconducibile ad età medio-repubblicana.
Una seconda fase di fine età repubblicana/età augustea, che interessa soprattutto la zona a ridosso del cimitero.
Per i secoli successivi non si può parlare di fasi vere e proprie, ma di limitati interventi di restauro.
Soltanto a partire dal IV sec. d.C. siamo in una terza ed ultima fase, che non interessa però la zona del cimitero, dove le testimonianze più recenti sono tamponamenti in laterizio databili al più tardi al II sec. d.C., ma gli edifici a ridosso della Via Appia Vecchia.     
Il sito presenta poche traccie posteriori al IV sec. d.C., fenomeno questo sicuramente in relazione all'editto di Teodosio del 391 d.C., che sanciva la chiusura di tutti i templi pagani, tra cui era quello di Giunone Sospita; ciò portò al progressivo spopolamento della cittadina.
 I dati emersi dall’indagine topografica di questa parte del territorio lanuvino la indicano chiaramente come una zona con una fittissima urbanizzazione di impianti residenziali, aspetto che conferma quanto ci viene riportato da Cicerone sul ruolo di primissimo piano che doveva avere la cittadina se tra i proprietari illustri di ville l’arpinate menziona: Marco Giunio Bruto ( Cic., ad Att. XIV, 7; 10), Quinto Roscio Comoedo (Cic., Div. I, 36,79), L. Cornelio Balbo (Att. XIII,46).
Mentre Svetonio (Aug.  72,2) conferma che Augusto aveva una villa tra Lanuvio e Velletri e l’Historia Augusta menziona a Lanuvio la villa di proprietà degli imperatori antonini dove sarebbero nati rispettivamente: Marco Aurelio e Commodo.
L’estensione di questi impianti residenziali non è allo stato delle conoscenze attuali ricostruibile con certezza, ma alcuni di essi, scavati nella loro quasi globalità agli inizi degli anni ’90 potrebbero far supporre per questa parte del territorio lanuvino proprietà di media-piccola grandezza. La qualità dei materiali rinvenuti ( intonaci dipinti o i mosaici riportati in luce nel corso dei vari interventi di scavo), avvenuti a partire dalla metà del secolo scorso, farebbero scartare l'ipotesi che si tratti di fattorie, quanto piuttosto di edifici residenziali di altissimo livello dotati di una pars rustica.
Questa parte del territorio, in parte reso pianeggiante da lavori di sbancamento, è stata regolarizzata mediante la costruzione di ampi muri di sostruzione sui quali si sono innestate le ville. I resti ancora esistenti dei muri di sostruzione  indicano una varietà di soluzioni adottate per risolvere il problema della spinta della terra. Questo ha permesso di avere sia un’indicazione di massima dell’area occupata dalla villa , sia la tipologia dei vari impianti residenziali che sorgevano in questo tratto del territorio lanuvino.
Erano su un impianto terrazzato sia la villa ubicata al di sotto del cimitero sia quella sotto il parcheggio del cimitero stesso, mentre in pianura sicuramente i due impianti residenziali scavati dalla Ghini negli anni ’90 del secolo scorso. E’ probabile che tutti e quattro gli edifici menzionati avessero l’ingresso lungo la strada che univa Anzio a Lanuvio, strada che terminava presso il XIX miglio della via Appia Antica.